
Tra le cose che i progressisti americani possono fare per non permettere ai conservatori di averla vinta su tutto, secondo Geroge Lakoff, c’è una regola aurea che non viene quasi mai rispettata, in particolar modo dai progressisti di casa nostra: “ricordarsi di non pensare all’elefante. Se accettate il loro linguaggio e i loro framee vi limitate a controbattere, sarete sempre perdenti perché rafforzerete il loro punto di vista” (Lakoff, 2006, pp. 56-58).
È una regola che, anche nell’Italia del 2013, dimostra tutta la sua attualità, e su almeno due piani distinti.

Nel campo degli studi sulla comunicazione politica, da diversi anni è riconosciuta la diffusione e la felice applicazione del sistema metaforico medico al linguaggio politico (Rigotti, 1992).
Un caso di studio di grande interesse nel panorama italiano è, ancora una volta, Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ha consolidato, campagna dopo campagna, la sua capacità di (im)porsi nell’immaginario collettivo quale medico di sempre maggior esperienza, in grado, lui solo, di proporre la ricetta giusta per il benessere del paese.