Crisi della politica, trionfo del teatro

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Si è detto e scritto molto sulla teatralità dei fatti dell’8 novembre. Dall’immagine di Silvio Berlusconi che dopo la conta dei voti per l’approvazione del Rendiconto alza gli occhi al cielo con l’aria di un Priamo che sfugga la vista del suo regno in fiamme, ripresa perfino dalla stampa internazionale, al siparietto di Gennaro Malgeri assente per essersi allontanato proprio nel momento più strategico dall’Aula per provvedere alle prescrizioni del suo medico.

Un elemento che merita particolare attenzione è però, nel pieno rispetto delle regole del teatro e della letteratura, quella “lettera rubata” dall’occhio delle telecamere. Gli appunti del Premier dopo la votazione, che recitano:

308 - 8 traditori
- ribaltone
- voto
- prenda atto {rassegni le dimissioni
- Pres. Repubblica
- una soluzione

Di questa partitura “segreta”, che certamente il “grande comunicatore” non poteva considerare tale, ben conscio, per istinto e per esperienza, dei rischi e delle opportunità della visibilità (Thompson 1995, 2000) e in particolare della visibilità offerta dal palcoscenico laterale dei media (Meyrowitz), il racconto pubblico ha raccolto essenzialmente la parola “traditori”. Più interessante il finale: “una soluzione”. Che il principale esponente della politica spettacolo abbia, o voglia far credere di avere, ancora dei fuochi d’artificio in serbo?

di Christian Ruggiero