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Il MoVimento Personale?

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“La personalizzazione dei partiti non è solo […] un fenomeno di vertice. Si è insinuata anche dal basso, rinvigorendo l’antica tradizione italiana del particolarismo. Accanto ai macro-leader nazionali, si sono moltiplicati a centinaia i micro-capi locali che fanno ormai squadra a sé. L’Italia dei grandi partiti appare definitivamente alle spalle, e non sarà certo il tramonto di Berlusconi a farla resuscitare”.


Il Comico e lo Stratega

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Le elezioni non si vincono solo con la comunicazione. È bene ricordarlo, soprattutto nell’epoca in cui l’alluvione comunicativa sembra aver annullato l’azione e l’importanza di tutte le istituzioni di socializzazione – scuola, partiti, giornali (Morcellini, 2011). 


Per una nuova antipolitica al governo? - Commento di Donatella Campus

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L’antipolitica del Movimento Cinque Stelle si colloca perfettamente in linea con la tradizione italiana: una visione che è più propriamente “anti-politici” nel senso che l’obiettivo da colpire è la classe politica, non tanto lo Stato troppo invadente e nemmeno il sistema dei partiti in quanto tale, se non in quanto ‘parcheggio’ di politici appunto incapaci. Questo è un tratto non solo italiano, ma certo prevalente nel populismo all’italiana, quello che, intenderci ha pervaso la politica del nostro paese in molte sue fasi storiche, ma soprattutto nella Seconda Repubblica.


Per una nuova antipolitica al governo?

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La prima settimana politica e mediale trascorsa dall’exploit alle Amministrative del MoVimento 5 Stelle, dominata a partire da martedì 8 maggio dal duello virtuale tra il “Grillo rampante” celebrato dall’ultima copertina de “L’Espresso” e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si conclude con il ritorno a temi più direttamente di campaigning. Domenica 13 maggio Luis Alberto Orellana, il manager candidato a Pavia, ribadisce la politica di alleanze con altre forze politiche del movimento: “Non se ne parla” (http://affaritaliani.libero.it/politica/m5s-orellana130512.html).


L’Eliseo lava più bianco. Gli slogan delle presidenziali francesi

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Domenica 22 aprile i francesi sono chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali. Sul voto pesano le incognite dell’astensione e dell’indecisione, tendenze che secondo i principali istituti di sondaggi riguarderebbero almeno un terzo dell’elettorato. Come in tutte le elezioni incerte ed equilibrate sono molti i fattori in grado di orientare il clima di opinione incidendo sulle intenzioni di voto. Tra questi c’è senz’altro lo slogan di campagna scelto da ogni candidato come chiave di lettura della propria piattaforma comunicativa.


LegaTalk: il fascino indiscreto dei rituali di degradazione.

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Nelle prime battute della puntata di TvTalk di sabato 14 aprile 2012 stanno, come d’altronde ben si addice a un programma pensato per fare “metatelevisione”, tutte le coordinate fondamentali di quello che, in un immaginario forse superato, si sarebbe chiamato Lega-gate.


Drammatizzazione mon amour

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In attesa dell’accendersi della competizione elettorale – che da calendario prevede due campagne per le Amministrative e una per le Politiche tra questo e il prossimo anno – c’è da chiedersi quanto l’understate imposto alla politica italiana dalla gestione Monti avrà effetti sui futuri stili della comunicazione politica.


Boccale di birra batte Faruk

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Il marketing virale è già di per sé una scommessa, ma la posta in gioco aumenta se viene associato alla politica e in particolare al centro-sinistra. La campagna elettorale del Pd sembra essersi rivelata un vero flop, almeno per gli internauti che hanno avuto modo di commentarla, non molti in realtà. Per fortuna dei Democratici, tuttavia, sono comparse alcune foto del segretario Pierluigi Bersani che, involontariamente, hanno ridato lustro ai dirigenti. Hanno donato loro un’aura di simpatia ed empatia con i cittadini a cui si erano rivolti per farli entrare nel proprio partito.


Cortina, se il Pdl stigmatizza la spettacolarizzazionedi un evento

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Il caso Berlusconi,in Italia, è emblematicodi quanto la politica odierna sia media-dipendente. L’ex presidente del Consiglio ha introdotto nel Belpaese la “mediatizzazione della res publica”, evoluzione della spettacolarizzazione della politicache nel nostro Paese “è cominciata negli anni ‘60 e ‘70” e, nel suo sviluppo “anomalo” ha contribuito, in modo decisivo, al “declino della videocrazia” (Ruggiero, 2011). Tanto che, oggi, quasi spaventa questo apparente silenzio in cui l’ex premier si è rinchiuso, formalmente preso dagli innumerevoli affari giudiziari che lo vedono coinvolto.


Oltre l’incerta postura comunicativa del Professore

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A margine della conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio Mario Monti, quasi tre ore che hanno dominato il palinsesto politico del 29 dicembre, è interessante osservare una fortissima discrasia tra i piani della forma e del contenuto nella comunicazione del secondo Professore prestato alla politica italiana.


Telepolitica, i rischi della rottamazione

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Evidentemente, la “luna di miele” con i media non vale per i governi tecnici: sotto gli ulivi del governo Monti, infatti, non sembra esserci pace. I primi giorni di dicembre si riempiono di una polemica nuova, dopo quelle derivate dai molti annunci di sacrifici economici in nome del pareggio di bilancio e del rispetto delle richieste dell’UE: una polemica che riguarda la partecipazione del Premier alla trasmissione Porta a Porta.


Cala il sipario?

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Berlusconi, nel tempo, è divenuto l’ossessione del centrosinistra. Forse per l’innegabile conflitto d’interessi che è rimasto irrisolto tanto nei periodi di governo del centrodestra quanto in quelli del centrosinistra. Forse per l’impero mediatico che Sua Emittenza ha edificato grazie al favore politico che, prima ancora della sua discesa in campo, gli ha concesso i tre decreti salva-Fininvest (approvati tra l’ottobre 1984 e il gennaio 1985 dal governo Craxi) e la legge Mammì del 1990. Un impero che gli ha permesso di edificareilpartito del biscione e di indicare i canoni della fiorente opinione-pubblico, costituita dai soggetti più esposti al generalismo televisivo (Morcellini, 1995).


Gente che va, Gente che viene

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L’atmosfera da cambio di regime che attraversa la politica italiana in queste ore convulse è resa con efficacia dai titoli della stampa nazionale ed internazionale. La cronaca della staffetta tra il dimissionario Berlusconi e il presidente del consiglio in pectore Monti domina sulle prime pagine dei quotidiani italiani, che danno sfogo al giubilo per la “liberazione” raggiunta, o, sul versante opposto, esprimono scetticismo sulla figura dell’uomo individuato da Napolitano per gestire questa fase di delicato riassestamento della situazione politica e finanziaria del paese.


Populista o bravo comunicatore?

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“Populista di centro”, “il nuovo Craxi”, “uomo di destra”, senza dimenticare la classica “rottamatore”. Da quando Matteo Renzi è entrato nell’agone politico ha collezionato una serie di etichette attribuitegli da colleghi di partito, oppositori politici, giornalisti e analisti. Quando un nuovo elemento irrompe nello scenario si sente il bisogno di riconoscerlo, dargli un nome e associarlo a determinate caratteristiche che lo caratterizzino come simile a Noi o all’Altro.


Se la Merkel e Sarkozy fanno i Berlusconi

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James Hillman, qualche anno fa, spiegava che La vecchia idea di leadership alla Cola di Rienzo, un condottiero su un cavallo bianco, non funziona più. Ci vuole qualcuno al di fuori dei quadri tradizionali della politica. Noi abbiamo eletto due attori per esempio, Reagan e Schwartzenegger, gli italiani un comico, Berlusconi. E questo spiega il suo successo elettorale (Ronchey 2005).


Riti abbreviati di degradazione

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“I processi di delegittimazione politica sono prodotti da cause strutturali, ma, per essere efficaci, devono essere codificati simbolicamente, cioè devono essere espressi a livello culturale. Uno dei momenti culminanti di tale codifica simbolica si verifica quando coloro che detengono il potere vengono spogliati delle insegne dell’autorità. Spesso ciò avviene attraverso vere e proprie cerimonie di degradazione in pubblico che, nel distruggere l’identità sociale degli ex potenti, ricostituiscono ritualmente la collettività minacciata dal processo di delegittimazione e riassumono complesse forme di mutamento politico fissandone il significato in maniera univoca” (Giglioli, Cavicchioli, Fele 1997, p. 15).


I-Sel. L’immaterialismo storico di Sinistra, Ecologia e Libertà

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Chissà se qualcuno della Apple conosce Sinistra Ecologia e Libertà? Magari, se così fosse, tra qualche giorno potremmo vedere affisso sui muri di Roma un manifesto della casa di Cupertino con su scritto: “La Apple sentitamente ringrazia i compagni di Sinistra Ecologia e Libertà per aver preso parte al lutto che ha colpito l’azienda”.
Potrebbe essere questa la risposta ad un manifesto apparso per le strade della capitale col quale la federazione romana di Sel ha dato l’estremo saluto a Steve Jobs.


Il mito della Padania nella comunicazione delle due Leghe

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Il 30 Settembre scorso Giorgio Napolitano, durante un intervento all’Univesità di Napoli, ha rivolto parole molto dure nei confronti delle spinte secessioniste della Lega Nord, negando l’esistenza di un popolo denominato “padano”. Riferendosi in particolare al linguaggio degli esponenti leghisti il Capo dello Stato ha affermato: “Quello che si sente è spesso un incoraggiamento ridotto al minimo anche dal punto di vista dell'espressione verbale, grida che si elevano in quei prati in cui non c'è il popolo padano, ma una certa parte del corpo elettorale. Che ha scarsa conoscenza di alcune cose, tra cui l'Articolo 1 della Costituzione”.


No ai processi in tv, sì alla difesa in tv

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Nel 1994 Jean-Marie Colombani avvertiva l’Europa dell’imminente avvento della telecrazia made in Italy, realizzata con “un raid elettorale facilitato dalla manipolazione spudorata dei mass media posseduti dall' ex finanziatore di Bettino Craxi” (Colombani, 1994). L’ex direttore de ‘Le Monde’ non si riferiva all’uso politico dei mass media che son sempre serviti per veicolare parte dell’elettorato, ma al caso specifico di Silvio Berlusconi giacché, con la sua discesa in campo, avrebbe mutato le regole del gioco fino a far sì che,nel Belpaese, “Berlusconiani e anti-berlusconiani albergano nella stessa esperienza, si riconoscono nemici perché vivono una stessa dimensione.


Le due facce della presidenzializzazione

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 Il centocinquantenario dell’Unità d’Italia rappresenta uno dei rari casi di cerimonia civile e mediale in cui l’elemento commemorativo sembra essere superato da una rivendicazione di identità e perfino di orgoglio di essere italiani. Al centro di questa congiuntura eccezionale, la figura del Presidente della Repubblica, oggetto di riflessioni parallele sulla cultura civica del paese e sulla via italiana alla presidenzializzazione, presentate la prima sulla rivista Comunicazionepuntodoc e la seconda nel corso di uno dei panel del XXV Convengo annuale SISP.