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Un risultato eccezionale. L’impatto del disagio giovanile e sociale sui risultati elettorali 2013

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Pubblichiamo in anteprima l'editoriale del Prof. Morcellini per la rivista online federalismi.it

 

 

“Piccole occasioni di rottura della pazienza quotidiana
contengono grandi scosse:
di colpo le strade si riempiono di scontento
che sembra nato di pioggia come un fungo”

Erri De Luca, Il panello, ora in In alto a sinistra


Una campagna anomala

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La campagna elettorale appena conclusa è stata decisamente anomala, tanto che qualche analista non ha esitato a definirla “la più brutta di sempre”.

Prima anomalia: il contesto politico. Tredici mesi di governo tecnico retto da una “strana maggioranza” composta da Pdl, Pd e Udc, a cui viene a mancare il sostegno del partito di Silvio Berlusconi. Si vota con un paio di mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura, per la prima volta in pieno inverno.


The best is yet to come

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Il risultato del MoVimento 5 Stelle è imponente, ma non eccezionale. Nel senso che non si tratta di una eccezione, ma di un fenomeno che fa seguito a numerosi segnali, e dei più consolidati nelle analisi politiche ed elettorali: i risultati delle elezioni amministrative che hanno aperto la strada a queste consultazioni nazionali.


Il confronto, questo sconosciuto

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Giovedì 21 febbraio 2013, meno tre alle elezioni politiche. Per la seconda volta consecutiva, e per la terza nella pur non lunghissima vita della cosiddetta Seconda Repubblica, va in scena la pantomima di un confronto.

 


I partiti politici su Facebook

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 Quali sono i partiti e gli schieramenti con gli utenti più attivi su Facebook, il social network con il maggior numero di membri in Italia?


MontiSpot

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Un’analisi frame per frame dello spot di Mario Monti (anticipata a Formiche.net) “dice” molto della campagna elettorale del Professore. Soprattutto nella scelta delle immagini da “giustapporre” al parlato: se sul primo versante Monti non sembra fare un particolare sforzo per modulare il proprio tono di voce in funzione di un contesto che richiederebbe forse una maggiore enfasi, la scelta iconografica rivela diverse mosse positive. E una grossa contraddizione.


Tv e politica: un copione già visto?

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La campagna elettorale è in pieno svolgimento, ai politici è interdetto (almeno teoricamente) l’accesso ai programmi di intrattenimento, e l’attenzione degli analisti si concentra ancora una volta su quelle trasmissioni di infotainment che dell’intrattenimento son figlie predilette. Le polemiche sull’intervista di Barbara D’Urso a Silvio Berlusconi sono ormai smorzate, ma uno sguardo al passato riporta una verità interessante.

 


Lifting dell’immagine, comunicazione pop, striptease elettorale. Elementi dello spettacolo politico in Polonia

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(Image: (cc) PiS)

 

Nell’epoca del potere quasi assoluto dei mezzi di comunicazione, la politica spesso si converte in uno spettacolo mediatico. Con la globalizzazione, in seguito ad un incessante intercambio di valori e costumi, quello che sta succedendo nella “Vecchia Europa” influenza notevolmente lo spazio pubblico e la vita quotidiana in Polonia. Si produce così,  anche nel contesto polacco, lo stesso fenomeno  di spettacolarizzazione della politica che caratterizza i Paesi occidentali.


Caro Bersani ti scrivo

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Nell’ultima settimana abbiamo avuto diversi indizi per capire la campagna che verrà. E tutti questi indizi sembrano segnare l’inizio di una campagna molto televisiva, che riporta in auge strategie di contenimento delle performances spettacolari di Silvio Berlusconi, e di tutela di un alfiere dello slow thinking (Bourdieu, 1997) come Pier Luigi Bersani.

Dibattito o non dibattito? Per rispondere, può essere utile un breve tentativo di rilettura degli ultimi avvenimenti mediali in una prospettiva storica, magari canticchiando un motivetto che per certi versi contiene parole profetiche.

 

 


Il Comico e il Conduttore

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Giovedì 10 gennaio 2013: Silvio Berlusconi ospite a Servizio Pubblico. Un vero e proprio media event, che segna il ritorno in scena a tutto campo del Cavaliere anche a costo di entrare “nella tana del lupo”, e che merita una cronaca a caldo, anticipatoria dell’analisi del panorama dei talk che l’Osservatorio Mediamonitor Politica  condurrà nei trenta giorni precedenti il voto. 

 


Il Calendario dell'Avvento

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Per gli studiosi di politica e di comunicazione politica, ogni giorno di questo dicembre 2012 sembra nascondere, una volta aperta la finestrella corrispondente, una novità, una piccola sorpresa. Una figurina di cioccolato che può sembrare dolce o amaro, a seconda del diverso effetto che genera al contatto col palato dei diversi osservatori, ma comunque rappresenta una tappa di un percorso obbligato che ci porta verso le prossime elezioni politiche.


Tre punti di sospensione. Politica e media, un matrimonio inossidabile.

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Riflessioni sul saggio di Mario Morcellini - Media e politica alla prova del "nuovo" (dal testo Elezioni di tv. Televisione e pubblico nella campagna elettorale '94).


Il Tempo delle primarie: ha vinto la slow politics?

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Riflettendo a freddo sulle primarie del centrosinistra si può osservare come il dualismo tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi non si sia stato solo il confronto tra leader portatori di culture politiche differenti. A sfidarsi sono stati anche due modi divergenti, se non opposti, di concepire il rapporto tra politica e tempo. I temi emersi e le parole usate dai candidati, nell’alternanza tra momenti di aspra contrapposizione e fasi di sostanziale fair play, possono infatti essere incorniciati in un grande frame discorsivo: quello del tempo della politica.


Dolce Enrico ti scrivo…

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Uno dei nodi attorno ai quali si è concentrato il dibattito post-confronto tra i cinque candidati alle Primarie del centrosinistra è quello dei riferimenti ideali che Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci, Puppato hanno collocato nel loro Pantheon personale.


Il Cavaliere dimezzato

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L’ascolto della lunga conferenza stampa tenuta da Silvio Berlusconi il 27 ottobre porta con sé una domanda: che fine hanno fatto i “segreti” della comunicazione berlusconiana?


Teorie e tecniche del fuorionda

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Ancora Giovanni Favia. Dopo la polemica estiva sulle ospitate a pagamento in radio e Tv regionali, e sulla stessa opportunità per un “grillino” di andare in Tv, il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle torna al centro della cronaca politica per un “fuori onda” in cui condanna duramente la mancanza di democrazia all’interno del movimento di Grillo.


Note su antipolitica e antitelevisione

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Il “mediagate” ferragostano lanciato da la Repubblica, la notizia che i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, e in particolare l’eletto in Emilia-Romagna Giovanni Favia, hanno utilizzato fondi pubblici per acquistare ospitate radiofoniche e televisive, rappresenta un’ottima variante di una tendenza ormai consolidata nella politica e nel giornalismo italiano: quella a spostare il fuoco da una questione di policy a una presa di posizione decisamente political.


L’importanza di chiamarsi Democratico

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La presentazione della “carta degli intenti” del Partito Democratico rappresenta un inedito momento di attivazione estiva delle cronache politiche: non di scandali si parla, ma del dialogo che il leader del Pd è chiamato ad aprire a sinistra e a destra del suo partito, si tratti di trattative “dichiarate” (con Vendola) o “invocate” (più che altro giornalisticamente, con Casini).