√ą un diesel! Le prime due settimane di campagna in televisione

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In occasione della campagna elettorale per le Europee 2019, l’Osservatorio Mediamonitor Politica della Sapienza e l’Osservatorio TG di Eurispes realizzano un monitoraggio dell’informazione televisiva sulla sette reti generaliste. La tradizionale linea di ricerca di Mediamonitor prosegue focalizzando l’attenzione sui maggiori talk show, di approfondimento politico e di infotainment, attraverso un progetto che coinvolge gli studenti del corso di Giornalismo Radiotelevisivo – Laboratorio Radiotelevisivo del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale. A questa si affianca, grazie all’accordo recentemente siglato con Eurispes, il monitoraggio dei telegiornali di prime time, con particolare attenzione all’attivazione di temi direttamente ricollegabili alla campagna elettorale in corso. I primi risultati saranno presentanti martedì 14 maggio, alle ore 15.00 presso il Dipartimento di Filosofia Comunicazione Spettacolo dell’Università degli Studi “RomaTre”, in occasione di un seminario di avanzamento del progetto europeo “Platform Europe”, coordinato da Edoardo Novelli. Interverranno Christian Ruggiero, Responsabile Scientifico Osservatorio Mediamonitor Politica e Direttore Osservatorio TG, e Luca Baldazzi, Responsabile Osservatorio TG.

 

Lo spaccato che emerge dai temi “di apertura” di tg e talk è interpretabile, nella migliore delle ipotesi, come una partenza lenta della campagna elettorale. Non solo è assai difficile trovare connotazioni marcatamente europee dei temi sul tavolo (in linea con gli appuntamenti europei più o meno recenti), ma la stessa agenda politica stenta a individuare un tema forte attorno a cui far crescere il dibattito.

Protagonista di entrambe le settimane, trasversalmente rispetto alle scalette di tg e talk, è infatti il caso Siri. Se la politica dello scandalo è un classico nella letteratura sociologica (Thompson, 2005) come nella pratica politica, gli episodi in grado di mobilitare l’indignazione popolare sono di norma centrati su personaggi di diverso spessore rispetto a un sottosegretario ai Trasporti, e su tematiche di maggior pruriginosità rispetto al mini-eolico. Il caso Siri, allora, assurge al centro della scena in quanto oggetto del contendere tra le due maggiori forze politiche. Uno scontro per procura, che idealmente si salda all’onnipresente tema “Scontro Lega-M5S” e costituisce, almeno nell’agenda dei talk, quasi la metà delle occorrenze in riferimento al prima tema di puntata (43% per la prima settimana, 47% per la seconda, in cui il tema è condito da riferimenti alle malversazioni nelle Regioni Lombardia, Umbria e Calabria).

Anche la cronaca manca di acquisire una connotazione tale da divenire un tema realmente “di campagna”: il “caso Noemi” ha diritto di titolarità di una fetta della torta dell’informazione solo in riferimento alla seconda settimana dei tg, per il resto è costretto a rientrare negli “altri casi di cronaca nera”, superato in numero di aperture dalla violenza sessuale perpetrata da due esponenti di CasaPound nei confronti di una donna di 36 anni a Viterbo (tg, prima settimana), dal brutale omicidio di un pensionato da parte di una baby gang a Manduria (talk, prima settimana), dalle declinazioni in termini di accoglienza o respingimento del caso della casa popolare di Casal Bruciato assegnata a una famiglia Rom.

Due note positive, la presenza, seppur residuale nel secondo caso, di temi di politica internazionale e di economia, in riferimento da una parte alle elezioni spagnole (una boccata di Europa in una campagna come sempre italo-centrica) e alla crisi venezuelana (quest’ultima particolarmente presente nei tg, non essendo propriamente materia da talk all’italiana). Dall’altra alla controversa questione del reddito di cittadinanza, ma anche a una questione più propriamente di policy come gli incoraggianti dati ISTAT.

A metà campagna, il naturale spegnimento del caso Siri potrebbe costringere l’agenda televisiva a una radicale ridefinizione. Gli spazi virtualmente disponibili sono immensi – ammesso di non voler semplicemente procedere per sostituzione, ad esempio con la “Tangentopoli lombarda”. Viceversa, può essere l’occasione per la campagna di ingranare una marcia differente – se non sul piano europeo, almeno su quello propriamente politico.

 

di Christian Ruggiero