Cala il sipario?

Immagine principale: 

Berlusconi, nel tempo, è divenuto l’ossessione del centrosinistra. Forse per l’innegabile conflitto d’interessi che è rimasto irrisolto tanto nei periodi di governo del centrodestra quanto in quelli del centrosinistra. Forse per l’impero mediatico che Sua Emittenza ha edificato grazie al favore politico che, prima ancora della sua discesa in campo, gli ha concesso i tre decreti salva-Fininvest (approvati tra l’ottobre 1984 e il gennaio 1985 dal governo Craxi) e la legge Mammì del 1990. Un impero che gli ha permesso di edificareilpartito del biscione e di indicare i canoni della fiorente opinione-pubblico, costituita dai soggetti più esposti al generalismo televisivo (Morcellini, 1995).

Potrebbe risultare riduttivo ricondurre il dominio del Cavaliere al “solo possesso delle Tv”, così come potrebbe risultarecomplesso “dimostrare che siano stati [soltanto]i contenuti e gli stili etici dell’immaginario collettivo delle Tv commerciali a costruire un quadro di coerenza e di sostegno al cambiamento dei valori,[anche se] l’ipotesi che la Tv commerciale abbia funzionato da gigantesco luogo di slittamento simbolico è irresistibile”. In realtà, “i valori cambiano solo se sono deboli. Se sono indifesi e non tutelati. Se sono lasciati incustoditi” (Morcellini, 2010). E se Berlusconi ha vinto è soprattutto perché gli ambienti politici definibili, in una formula affrettata ma funzionale, “antiberlusconiani” , hanno continuato a rifiutare di confrontarsi col Cavaliere nei “mondi immaginati” che la televisione commerciale ha coltivato e diffuso. “Giudicando troppo ‘plebeo’ misurarsi con la pancia dei sentimenti politici negativi che ribollono evidentemente nei ceti più popolari, [il centrosinistra] si è allontanato dal luogo in cui si ancora la sua storia, e dai suoi target ideali. Rispetto ai cattivi odori del popolo, ha preferito i recinti ristretti dei settori culturalmente più agiati (e spesso più snob)” (Ivi).

Anche quando i leader della “coalizione a lui avversa” hanno tentato di cavalcare le retoriche populiste del berlusconianesimo, non sono riusciti a “mettere in rete” i successi locali per creare una valida alternativa di livello nazionale. Bersani (e il Pd), dopo essersi vantato delle vittorie di Pisapia e De Magistris, dello straordinario successo dei referendum del giugno scorso e delle firme (1milione e 210mila) raccolte per il referendum sulla legge elettorale e sull’abolizione delle province, ora sostiene che “Berlusconi scende da cavallo perché ha fallito e perché noi lo abbiamo fatto scendere da cavallo(ServizioPubblico, 10 novembre 2011). Appare evidente, in realtà come gli italiani abbiano dovuto attendere la presa di posizione degli altri affinché calasse il “sipario sulla videocrazia, dopo diciassette anni” (Ceccarelli, 13 novembre 2011).

Dopo che il sipario è calato, tuttavia, lo spettacolo non trova conclusione, il re non abdica senza ottenere nulla in cambio e rimette l’incarico nelle mani del neosenatore Mario Monti, ex presidente della Commissione Ue, pronto a “staccare la spina quando vogliamo”(12 novembre 2011), qualora il nuovo Governo non rispettasse uno dei vincoli del Popolo della Libertà: “La prima condizione è che nasca per la realizzazione delle misure contenute nella lettera di impegni dell’Italia all’Europa. In secondo luogo, il Pdl ha chiesto una ‘durata limitata nel tempo’ e che ‘il futuro premier e i suoi ministri non dovranno, una volta terminato l’incarico di Governo, candidarsi alle prossime elezioni politiche’. Infine, la squadra del nuovo esecutivo dovrà essere ‘composta da tecnici’” (ilGiornale.it, 12 novembre 2011).

L’ultimo tocco della pièce berlusconiana è il videomessaggio che il Presidente del Consiglio ha registrato il 13 novembre sera a Palazzo Chigi, dopo le consultazioni presso il Quirinale, e che è stato trasmesso durante le edizioni serali dei Tg nazionali. L’ennesimoappunto televisivodella spettacolarizzazione della politica italiana che, forse, si avvia al termine e cheiniziòallo stesso modo il 26 gennaio 1994. Dopo diciassette anni, il Cavaliere ripete il copione di sempre: ringrazia il suo elettorato, menziona il giorno della sua discesa in campo che “ha cambiato la storia dell’Italia” e ripete il concetto di lotta alla “paura, all’invidia sociale e all’odio di classe”da rimpiazzare con“la generosità, l’amore per il lavoro, la tolleranza, il rispetto della vita, la solidarietàche è figlia della giustizia e della libertà”. Poi, parla dell’inesistenza di “un’alternativa politica rispetto al nostro Governo”e della sua disponibilità a favorireil nuovo Governo, ricordando la longevità dei suoi esecutivi e identificando nella BCE la causadella crisi dell’Euro.

Infine, la parte del copione che riguarda la sua figura ed il sogno di un futuro straordinario legato, inevitabilmente, al suotrionfo: “A quanti hanno esultato per quella che definiscono la mia uscita di scena, voglio dire con grande chiarezza che da domani raddoppierò il mio impegno in Parlamento e nelle istituzioni per rinnovare l’Italia. Non mi attendo riconoscimenti, ma non mi arrenderò finché non saremmo riusciti a liberare il nostro Paese dagli egoismi e dalle incrostazioni ideologiche e corporative che gli impediscono di sviluppare tutte le sue meravigliose qualità e potenzialità. A tutti voi l’augurio di poter trasformare in realtà i sogni e i progetti che portate nel cuore, per voi e per i vostri cari.

Siamo certi di esserealla resa dei conti? Che sia giunta la fine del film che è iniziato il secolo scorso e che ha visto l’avvicendamento di comparse e attori secondari nel ruolo di alleati,nemici diversi e nemici di sempre, al fianco dell’unico protagonista, Silvio Berlusconi? Il solo fattorecerto, al momento, sembrail titolo della pellicola: “The man who screwed an entire country” (John Prideaux, 9 giugno 2011).

di Gaetano Pepe