Come (non) cambia la propaganda politica

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Siamo entrati ufficialmente nell’anno dei festeggiamenti per i 150 dell’unità d’Italia e, nelle librerie e nei convegni, tornano prepotentemente alla ribalta i personaggi della nostra storia: Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele e Garibaldi. Forse il più universalmente conosciuto, il Generale nizzardo è da sempre stato protagonista della propaganda politica italiana.

Grazie alla sua vita avventurosa, al suo abbigliamento anticonformista, all’amore romantico con Anita, Garibaldi è ben presto diventato un mito, lontano dalla politica di palazzo e vicino al popolo. Ma se la sua fama “è stata fondamentale durante il processo di rivoluzione italiana (…), è stata forse ancora più importante successivamente nell’accrescerne il carattere popolare” (Laurano, 2009: 15). La sua immagine e la sua storia sono diventati strumenti per “educare” gli italiani, materiali per costruire una comune tradizione.

Anni dopo il processo unitario, il mito dell’Eroe dei due mondi è stato recuperato dalla imponente propaganda fascista, tesa a dimostrare la continuità tra camicie rosse e camicie nere e, quindi, la legittimità dell’avventura fascista. Mussolini arruola anche alcuni discendenti del Generale e affida loro ruoli importanti nell’apparato mediatico del tempo, celebra in pompa magna il cinquantenario della morte di Garibaldi nel 1932, inserisce l’icona garibaldina nella riforma della scuola sia attraverso i manuali scolastici che inserendo nelle letture consigliate ai giovani alcuni tra i numerosi libri usciti sull’Eroe. Naturalmente, il regime nasconde gli elementi più “fastidiosi” del mito garibaldino ed esalta invece quelle che rintraccia come linee di continuità con il fascismo e soprattutto con il suo duce.   Sarà soltanto con la Resistenza che l’antifascismo dimostrerà la volontà di strappare al regime il mito risorgimentale, sottolineando le analogie tra i due periodi storici ed iniziando a parlare di “secondo Risorgimento”. Inizia così un’attenta azione propagandistica che si richiama all’Eroe dei due mondi, usato per arrivare alle forze più popolari e incitarle alla lotta. Le Brigate Garibaldi - le più numerose e le meglio organizzate - indossano la stella a cinque punte ed il fazzoletto rosso al collo. Il “duplice” richiamo al mito risorgimentale per eccellenza raggiunge il suo apice nelle elezioni politiche del 1948, quando Democrazia Cristiana e Fronte popolare fondano la propria campagna elettorale sull’effige dell’Eroe dei due mondi, la cui tradizione e vera essenza viene rivendicata allo stesso modo dalle due opposte forze politiche. Attraverso Garibaldi, il cui mito è conosciuto da tutti e ovunque, si cerca ancora una volta di arrivare al cuore delle masse popolari e portarle alle urne.   Sono passati ormai più di sessant’anni e nel pieno delle celebrazioni per il cento cinquantenario è ancora a Garibaldi che ci si richiama, nel bene e nel male. Anche chi contesta l’unità nazionale, come la Lega Nord, usa l’Eroe dei due mondi per la propria propaganda anti-italiana. È notizia di qualche giorno fa, infatti, il rogo da parte di un gruppo di leghisti di una sagoma che riproduceva Garibaldi in camicia rossa davanti ad una discoteca vicentina. Al collo avevano appeso un cartello: «L'eroe degli immondi». Un gesto simbolico che però dice molto sulla rappresentatività del Nizzardo nella storia nazionale: i tentativi di screditare la sua immagine e di “revisionare” la sua storia sono funzionali ad una rilettura anti-patriottica dei moti risorgimentali in grado di raggiungere ampi strati di popolazione, lontani dalle analisi storiografiche e custodi distratti della memoria nazionale. Un gesto molto politico e poco “carnevalesco”, fatto (ricorda il “Giornale di Vicenza”) davanti a 200 persone tra cui “numerosi consiglieri comunali, provinciali e regionali della Lega Nord ma anche della Liga Veneta per l’autonomia e di altri partiti” e apprezzato da Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord, perché “ormai Garibaldi, nella migliore delle ipotesi, può essere considerato soltanto come un personaggio da Carnevale" (affaritaliani.it).

di Patrizia Laurano