Il Berlusconi fuori luogo?

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C’era una volta un leader dalle certificate capacità mediatiche, che, al centro delle polemiche giudiziarie di una campagna elettorale ad alto tasso di drammatizzazione (Pasquino, 2002), telefonava in diretta in una celebre trasmissione televisiva.

Giudicando faziosa tale trasmissione, aveva posto nei confronti degli esponenti della sua parte politica una sorta di “embargo” delle ospitate (Mancini, 2003). Ma in quella specifica occasione, chiamava per “dire la sua”, per rispondere alle accuse mosse dall’ex PM Antonio Di Pietro riguardo le società off-shore da cui sarebbe nato il suo potere finanziario, o alle domande che i giudici di Palermo avrebbero dovuto rivolgergli sui finanziamenti Fininvest, o sui rapporti con Mangano, Dell’Ultri, Borsellino. Si scontrava col conduttore, in uno scambio di battute ormai “storico”, poi si poneva naturaliter come centro del dibattito, interlocutore mediatamente presente e accettato dalla cerchia degli ospiti. Era il 2001, e Silvio Berlusconi chiamava in diretta Il raggio verde di Michele Santoro.

Rispetto alla telefonata del 27 ottobre a Ballarò il tema della puntata è solo in parte sovrapponibile, anche se il climax dell’intervento del Presidente del Consiglio è certamente stato l’attacco alla giustizia “di sinistra”. Una differenza deve essere rimarcata, e riguarda l’ambito ben più ampio del rapporto tra Berlusconi e il formato talk show. Chiamando in chiusura di trasmissione, Berlusconi sembra aver assecondato una volontà quasi narcisista di “chiudere” il dibattito con la sua versione dei fatti. Una strategia che, al di là delle interpretazioni psicologiche, trova riscontro nella rilevanza che ha l’effetto recency nel facilitare il ricordo degli elementi finali di una successione - di numeri come di argomentazioni (Wolf, 1992). Ma così facendo, e nonostante i tentativi di Floris di “far dialogare” il Presidente del Consiglio con gli ospiti in studio, Berlusconi ha messo in scena un intervento fuori tempo e fuori luogo rispetto alla grammatica di una trasmissione che di lì a pochi minuti avrebbe dovuto cedere la linea a Parla con me. Un puro e semplice coup de théâtre, la cui natura presupponeva, ma in larga misura prescindeva, dalla volontà dello studio di interagire con il collegamento straordinario. Che, in una forma che precede i toni e i contenuti dello speech, sembra rappresentare un rifiuto del dialogo, e si caratterizza così come elemento autenticamente estraneo allo spettacolo della parola (Pezzini, 1999).

di Christian Ruggiero