
In un periodo in cui la topografia politica del paese è in preda a forti scosse (se si tratti di un vero e proprio terremoto lo sapremo alla ripresa delle attività) la lettera che Walter Veltroni affida al Corriere della Sera del 24 agosto rischia di rimanere ai margini del dibattito. Ma non è solo una questione legata alla formidabile capacità dell’area politica legata a Silvio Berlusconi di rendere narrazione avvincente anche una questione di spaccature interne: a ben guardare, la lettera ha un sapore di già visto, che può essere il segno di una coerenza politica e programmatica come di un’incapacità di rinnovare le proprie proposte dopo il sostanziale fallimento del 2008.

Di seguito vengono illustrati i primi risultati ottenuti dalla ricerca svolta dal gruppo Offerta dell’osservatorio Mediamonitor Politica sulle ultime elezioni regionali svoltesi nel Lazio. I dati sono naturalmente ancora in corso di elaborazione e andranno completati con i risultati ottenuti dal gruppo Ricezione, che ha analizzato la campagna elettorale dalla parte dei cittadini.

Abbiamo già riflettuto sulla peculiare strategia adottata da Silvio Berlusconi nei confronti della presunta partigianeria dei talk italiani, prima di tutto Ballarò, nel trattare tematiche sensibili per la governance del paese. Il 27 ottobre scorso, intervenendo in una puntata dedicata alla giustizia, il Premier aveva “chiuso” forzosamente il dibattito intervendo in chiusura di trasmissione, e lasciando il conduttore nella difficile condizione di “far dialogare” il suo intervento con le posizioni degli ospiti presenti in studio, di rimettere in moto in extremis il meccanismo dello spettacolo della parola, che del dibattito appunto, e non di monologhi si nutre (Pezzini, 1999).

Quale ruolo, all’interno dei meccanismi della comunicazione politica italiana contemporanea, per i conduttori di programmi di approfondimento televisivo?
Tra le caratteristiche distintive dell’evoluzione del formato talk nell’Italia della Seconda Repubblica, è possibile identificare una profonda trasformazione del ruolo del giornalista-conduttore, che da mediatore si fa mediattore, protagonista dell’informazione politico-elettorale.
![invito_Il comico della politica_17-5-10_Roma[1].jpg](http://www.mediamonitor-politica.it/files/invito_Il comico della politica_17-5-10_Roma[1].jpg)
Il comico della politica. Nichilismo e aziendalismo nella comunicazione di Berlusconi, l'ultimo libro di Michele Prospero edito dalla casa edtrice Ediesse, sarà presentato a Roma lunedì 17 maggio, alle ore 17.00 presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa, Corso Vittorio Emanuele II, 349.
Ne discutono con l'autore Lucia Annunziata, Massimo D'Alema, Marcelle Padovani. Coordina il dibattito Paolo Serventi Longhi.

Il Presidente della Camera ha in qualche modo abituato gli italiani al suo ruolo di contraltare ideale del Presidente del Consiglio e leader del maggiore partito del centrodestra italiano. Al punto da indurre a leggere alcune sue esternazioni come il risultato di una sorta di tattica teatrale. I toni di questa rappresentazione, però, si stanno alzando, anche a seguito dell'irruenta discesa in campo dell'ex house organ di Forza Italia nel denunciare, specie nel corso delle ultime Regionali, le crepe sempre più visibili del tessuto del Pdl.


Nel campo degli studi sulla comunicazione politica, da diversi anni è riconosciuta la diffusione e la felice applicazione del sistema metaforico medico al linguaggio politico (Rigotti, 1992).
Un caso di studio di grande interesse nel panorama italiano è, ancora una volta, Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ha consolidato, campagna dopo campagna, la sua capacità di (im)porsi nell’immaginario collettivo quale medico di sempre maggior esperienza, in grado, lui solo, di proporre la ricetta giusta per il benessere del paese.

Con due settimane di anticipo sul calendario italiano anche i francesi vanno alle urne per rinnovare i consigli regionali. Il 14 e 21 marzo prossimi si vota nelle 22 regioni metropolitane e nei territori d’Oltremare (Guadalupa, Guyana, Martinica, Réunion). Nonostante la dichiarazione di rito « élections régionales, conséquences régionales », rilasciata da Sarkozy per scongiurare in anticipo eventuali contraccolpi sulla maggioranza presidenziale, non si tratterà di uno scrutinio dal significato solo locale.

Recensione del libro di Claudio Angelini