
L’antipolitica del Movimento Cinque Stelle si colloca perfettamente in linea con la tradizione italiana: una visione che è più propriamente “anti-politici” nel senso che l’obiettivo da colpire è la classe politica, non tanto lo Stato troppo invadente e nemmeno il sistema dei partiti in quanto tale, se non in quanto ‘parcheggio’ di politici appunto incapaci. Questo è un tratto non solo italiano, ma certo prevalente nel populismo all’italiana, quello che, intenderci ha pervaso la politica del nostro paese in molte sue fasi storiche, ma soprattutto nella Seconda Repubblica.

La prima settimana politica e mediale trascorsa dall’exploit alle Amministrative del MoVimento 5 Stelle, dominata a partire da martedì 8 maggio dal duello virtuale tra il “Grillo rampante” celebrato dall’ultima copertina de “L’Espresso” e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si conclude con il ritorno a temi più direttamente di campaigning. Domenica 13 maggio Luis Alberto Orellana, il manager candidato a Pavia, ribadisce la politica di alleanze con altre forze politiche del movimento: “Non se ne parla” (http://affaritaliani.libero.it/politica/m5s-orellana130512.html).

Mercoledì 16 maggio (ore 14-17), all’interno del corso di Formati e Stili del Giornalismo Radiotelevisivo, avrà luogo un dibattito sul parallelo declino della politica e della telepolitica italiana, e sulle vie d’uscita a quella che si caratterizza come una crisi di mediazione senza precedenti.

Domenica 22 aprile i francesi sono chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali. Sul voto pesano le incognite dell’astensione e dell’indecisione, tendenze che secondo i principali istituti di sondaggi riguarderebbero almeno un terzo dell’elettorato. Come in tutte le elezioni incerte ed equilibrate sono molti i fattori in grado di orientare il clima di opinione incidendo sulle intenzioni di voto. Tra questi c’è senz’altro lo slogan di campagna scelto da ogni candidato come chiave di lettura della propria piattaforma comunicativa.

Pubblichiamo il calendario degli incontri di formazione per i partecipanti alla terza edizione del Political Game.
Pubblichiamo inoltre la presentazione delle edizioni precedenti e di ruoli, squadre e coordinamento della terza edizione del Political Game.

Nelle prime battute della puntata di TvTalk di sabato 14 aprile 2012 stanno, come d’altronde ben si addice a un programma pensato per fare “metatelevisione”, tutte le coordinate fondamentali di quello che, in un immaginario forse superato, si sarebbe chiamato Lega-gate.

Political Game è il primo progetto italiano che utilizza la simulazione e il gioco di ruolo come espediente formativo. La prima edizione, in cui è stata simulata una campagna elettorale per il sindaco di Roma, ha coinvolto circa 500 tra studenti e docenti, e ha permesso la sperimentazione del voto elettronico in collaborazione con il Ministero dell’Interno; la seconda edizione, declinando la struttura del game a squadre sul versante della comunicazione sociale e istituzionale, ha portato gli studenti di Scienze della Comunicazione a realizzare e proporre quattro piani di comunicazione al Secondo e Terzo Municipio di Roma.

In attesa dell’accendersi della competizione elettorale – che da calendario prevede due campagne per le Amministrative e una per le Politiche tra questo e il prossimo anno – c’è da chiedersi quanto l’understate imposto alla politica italiana dalla gestione Monti avrà effetti sui futuri stili della comunicazione politica.
Il marketing virale è già di per sé una scommessa, ma la posta in gioco aumenta se viene associato alla politica e in particolare al centro-sinistra. La campagna elettorale del Pd sembra essersi rivelata un vero flop, almeno per gli internauti che hanno avuto modo di commentarla, non molti in realtà. Per fortuna dei Democratici, tuttavia, sono comparse alcune foto del segretario Pierluigi Bersani che, involontariamente, hanno ridato lustro ai dirigenti. Hanno donato loro un’aura di simpatia ed empatia con i cittadini a cui si erano rivolti per farli entrare nel proprio partito.

Sabato 14 gennaio 2012, prima udienza del Presidente del Consiglio Mario Monti con Papa Benedetto XVI. Tutti gli organi d’informazione giudicano positivi gli esiti del meeting rituale, e concentrano la loro attenzione appunto sugli aspetto maggiormente “di rito”: laRepubblica.it pubblica la fotonotizia dal titolo “Vaticano, niente inchino per Monti”, il Tg1 fa la conta di quanti, tra il Premer e i componenti del suo seguito, abbiano effettuato l’inchino o il bacio dell’anello (Moavero Milanesi), e quanti abbiano cercato ostentatamente una “terza via” tra la riverenza e la più audace postura rigidamente ritta (Terzi di Sant’Agata e Catricalà).